Dinamica speranza di vita ai fini pensionistici: nuove proiezioni

E’ stato pubblicato il consueto Rapporto annuale (n° 22) della Ragioneria Generale dello Stato (Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario) aggiornato con i dati al 2021 (scaricabile al link: https://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/monitoraggio/spesa_pensionistica/).

Fra i tanti problemi affrontati, contiene l’aggiornamento delle proiezioni dell’ISTAT sulla futura dinamica della speranza di vita tracciando lo scenario dei futuri accessi a pensione a “norme vigenti”.

La pandemia provocata dal Covid-19 ha anche avuto un effetto particolarmente importante sulla speranza di vita degli italiani, tant’è che nel 2020 i dati ci dicono che per le donne siamo arretrati mediamente di 1,1 anni rispetto all’anno precedente (siamo tornati ai valori del 2010), mentre per gli uomini siamo arretrati mediamente di 1,4 anni rispetto all’anno precedente (siamo tornati ai valori del 2012).

I dati ufficiali si conosceranno solo a novembre prossimo quando uscirà il consueto decreto direttoriale del MEF e del Ministero del lavoro che fisserà i valori dal 1° gennaio 2023.

Nel frattempo, la Ragioneria Generale dello Stato ha però già anticipato gli effetti di cui sopra e nel rapporto annuale citato ci fa capire quanto segue.

Dal 1° gennaio 2023, come già accaduto dal 1° gennaio 2021, non dovremmo avere alcun incremento della speranza di vita, ma cambierà la dinamica di alcuni anni prossimi: l’incremento complessivo rimarrà inalterato (12 mesi), ma con una distribuzione diversa fra i diversi anni.

Di conseguenza,  per le pensioni di vecchiaia e per tutte le altre prestazioni legate ad una età anagrafica, si andranno a modificare i requisiti previsti per gli anni 2023, 2025, 2027, 2029 e 2031, ma dal 2033 si rientrerà nei percorsi già precedentemente tracciati.

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