Cum grano salis: buon senso e tanta attenzione quando si parla di un Servizio pubblico che si occupa della parte più fragile e debole della società

La vicenda degli affidi illeciti di minori nella Val D’Enza, nella quale sono coinvolti, tra gli altri alcuni professionisti assistenti sociali, ha scatenato una parte dei media e dei social in una criminalizzazione della professione, composta da 44mila iscritti, che ogni giorno lavora cercando di alleviare i disagi dei più deboli, ed anche nella nostra città, sull’onda della ricerca della “verità”, ha portato alla creazione di una commissione d’indagine.

Alcuni media, alla caccia del nemico quotidiano e del sensazionalismo, e non dell’informazione e della chiarezza, hanno preferito puntare  il  dito,  presentare  senza  contraddittorio  testimonianze ed accuse, invece di aspettare il lavoro della magistratura.

Ci vuole invece buon senso e tanta, tanta attenzione quando si parla di un Servizio pubblico che non rilascia certificati o licenze, ma che si occupa della parte più fragile e debole della società.

Se la commissione di indagine servirà a far emergere che servono risorse per il welfare, formazione per i professionisti, stabilità dei rapporti di lavoro per dare continuità nei rapporti tra Istituzione e cittadino in difficoltà, in situazioni delicatissime, avrà compiuto egregiamente il suo lavoro.

Se la commissione troverà irregolarità, queste dovranno essere sanate.

Quello che serve però è, anche a Forlì, un abbassamento di toni e di un cambio di strategia nell’affrontare il tema dei minori, della famiglia, dei servizi sociali.

Non vorremmo che la commissione sia stata costituita più per individuare nemici politici, ma anche professionisti da additare, piuttosto che cercare soluzioni o prevenire drammi e dolori.

Anche a Forlì nel recente passato abbiamo avuto aggressioni nei confronti degli assistenti sociali, colleghi che ogni giorno sono di fronte a chi ha più bisogno, e non vorremmo più che queste esasperazioni si producessero di nuovo, anche in maniera ingiustificata ed alimentate da quanto “letto sui giornali o visto in Tv”, perché la parte più esposta non è solo l’assistente sociale, ma il minore e la famiglia interessata.

Vogliamo ribadire una ferma condanna, una volta che la Magistratura avrà verificato tutte le eventuali responsabilità, per chi a Bibbiano avesse commesso errori. Vorremmo però anche riportare le riflessioni e le preoccupazioni degli operatori dei servizi sociali della nostra città riguardo le conseguenze di questo clima di sfiducia e delegittimazione del loro operato esprimendo la nostra solidarietà a tutti coloro che svolgono il proprio lavoro nel rispetto dei principi deontologici e per il bene prioritario delle famiglie che incontrano.

Non vorremmo che venisse infangato il lavoro di tanti che ogni giorno cercano di tutelare i più piccoli e le fasce più deboli e fragili della società. È un lavoro delicatissimo con poche risorse economiche ed un costo emotivo assai alto per chi lo svolge.

Chiediamo pertanto l’intelligenza di attivare tutte le iniziative che invece di criminalizzare un lavoro pubblico necessario, che i periodi perduranti di crisi, quali questi in corso (crisi economica ma anche di valori), hanno estremamente acutizzato, cerchino di valutare con coscienza le  situazioni segnalate, ma diano anche fiducia all’operato dei nostri servizi Sociali.

Forlì, li 7/08/2019

FP CGIL CISL FP UIL FPL

(Avantaggiato Daniela – Castagnoli Martina – Monti Massimo)

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